Girare l’Italia alla scoperta delle tradizioni culinarie - Angie Hungry Wanderlust

Aggiornato il: 17 ago 2020





Chi sei e di cosa ti occupi?


Sono Angelica Foschi, ho 30 anni (non ancora compiuti), sono nata e vivo a Forlì, in Romagna. Sono cuoca e viaggiatrice, sempre alla ricerca di cose nuove da imparare,

vedere e gustare. Ho deciso di reinventarmi e dare una svolta alla mia vita!

Seguendo le mie passioni, lasciandomi alle spalle giudizi, preconcetti e vivere alla conquista di ciò che mi fa stare davvero bene e mi rende libera.

Ho sempre pensato di aver ben chiaro in mente cosa volevo fare nella vita e l’ho inseguito ed ottenuto anche se non è stato facile a volte. Però, ad ogni traguardo raggiunto non mi sentivo mai pienamente soddisfatta e senza accorgermene mi ritrovavo già a pensare a quale sarebbe potuto essere il prossimo.


A 6 anni dicevo, “io da grande voglio fare, di giorno, l’estetista e, di notte, la cubista”.

Così, (trascurando la parte della cubista) deludendo mio padre che mi voleva geometra, ho scelto una scuola professionale, con indirizzo sociale ed in particolare una classe sperimentale di Estetica, parrucchiera e operatore termale, dicendo a me stessa e a tutti gli altri che avrei studiato il meno possibile e che l’università “manco morta”.

Coerentemente, dopo il diploma, mi sono iscritta a Scienze della formazione, a Bologna,

con indirizzo Sociale e Culturale (per lavorare nelle comunità di tossicodipendenza e problematiche di devianza in generale).

Nel corso degli studi, ho cominciato a lavorare per mantenermi in maniera autonoma,

dato che da poco mi ero ritrovata a vivere da sola in una grande casa.

Dalla barista, con corsi annessi, alla cameriera fino ad arrivare per sbaglio in cucina (a fare la gavetta partendo dal basso; lavapiatti, tuttofare, insalate, antipasti….) senza sapere

che poi non l’avrei più lasciata!

Molte cose le avevo inconsciamente apprese dalle mie muse: le mie nonne.


Con loro, da piccola, con il mio mini “mattarello” che mi aveva comprato la Nonna Gigliola,

(che ho ancora) giocavamo a fare la piadina, a tirare la sfoglia, a chiudere i cappelletti da vera “Zdora” Romagnola. Raggiunto, con sudore, il traguardo della laurea decido di farmi un regalo, un viaggio, e partire per la meta che era sempre stato uno dei sogni della mia vita: Thailandia.


Decido di farlo da sola, lasciando definitivamente il mio compagno con cui convivevo all’ora, con la convinzione che in futuro non sarei stata felice nella vita che mi ero costruita fino a quel

momento. Non avevo più nessuna intenzione di accontentarmi.

Ecco che tutto ha inizio lì, in quell’isola dove ho lasciato un pezzo del mio cuore.

Ma il mio vero viaggio deve ancora cominciare! ANGIE HUNGRY WANDERLUST è il luogo dove proverò a raccontare dei miei viaggi e delle esperienze, della mia passione irrefrenabile per cibo e cucina. Dove racconterò della ricerca della felicità, attraverso la scoperta ed il

sogno che diventa realtà.





Cosa ti ha portato a decidere di cambiare vita e iniziare a viaggiare?


Mia madre ha sempre avuto la passione per i viaggi, che non ha purtroppo potuto

coltivare come avrebbe voluto, ma è riuscita a tramandarmela.

Fin da piccola ho viaggiato con lei in grandi resort con la formula all inclusive.

Quando, da grande, ho potuto iniziare, da sola, a farlo ed ho cambiato le modalità, iniziando a viaggiare con lo zaino in spalla, tutto mi è sembrato ancora più bello.


La libertà e l’avventura sono impagabili! Tornando a casa cominciavo, però, ad essere insofferente. Con un pensiero costante ai momenti passati in viaggio e sognando quale poteva essere il prossimo. Ma soprattutto vivevo in funzione di essi, lavorando per mettere da parte più soldi possibile, per stare via più a lungo della volta precedente.

Quando ho cominciato a vedere il mondo e tutto quello che aveva da dare, ho sentito come se il tempo scorresse velocemente e ho cominciato ad avere paura di non riuscire a vedere tutta

la bellezza che c’è. Non è stata facile, né immediata come scelta.

Ma il lavoro e l’abitudine a casa iniziavano a soffocarmi e quando questa sensazione è diventata più forte non ho potuto più far finta di niente. Cambiare sempre lavoro non bastava più e volevo che il viaggio diventasse la mia vita.

Leggendo “le coordinate della felicitàdi Gianluca Gotto, per la prima volta ho sentito di non essere sola a vivere tutto questo e ho capito di non essere matta. Da lì, è stato più semplice.

Altri libri mi hanno invogliata ancora di più, fino a che non mi sono messa a cercare on line, dove i sorrisi di chi, come me, aveva già iniziato, mi ha dato l’ultima spinta. Il difficile è lasciarsi alle spalle i commenti della gente e i preconcetti relativi alle cose “giuste” da fare.



Com'è nata l'idea di girare l'Italia in Van alla scoperta delle tradizioni culinarie famigliari?


L'idea di questo progetto nasce più che altro per una necessità.

Io sarei dovuta partire nell'Agosto del 2020 per il giro del mondo senza aerei, zaino in spalla sempre alla ricerca delle tradizioni culinarie, casalinghe e povere e non, che avrei incontrato nel mio percorso, nelle case in cui avrei trovato ospitalità.

Poi, come sappiamo, nel Marzo 2020 il Covid ci ha presi tutti alla sprovvista portando scompiglio ma soprattutto grandi incognite nelle nostre vite.


Non volevo mollare il mio sogno e tornare alla piatta normalità.

Così, un giorno, al telefono con Stella, una delle mie migliori amiche, mentre tentavo di spiegarle che avevo bisogno di trovare un idea, qualcosa che rendesse fattibile il mio progetto in una condizione come quella in cui ci trovavamo, con tutta la naturalezza del mondo è uscita

È stato semplice far tornare alla mente i ricordi straordinari vissuti durante il road trip in Australia e il desiderio scaturito, in seguito ad esso, di comprarmi un van, magari, un giorno.

Ed ora si palesava l'occasione di realizzare in un unico sogno, più desideri! Così, quasi per gioco, ho cominciato a documentarmi e a cercare, durante il lockdown, mezzi usati in tutta Italia.


Quando le mie speranze si erano ormai spente dopo l'ennesimo mezzo che credevo perfetto e non era più disponibile, proprio a Faenza, 15 km da Forlì, la mia città, trovo un Adria Van Win e prima ancora di rendermene conto avevo fatto questa pazzia facendo il mio primo vero debito.

Non avevo ancora iniziato a fantasticare che era già tutto reale. Di lì a poco tutto ricomincia, piano piano, a ritornare alla normalità, così anche il lavoro, anche se a ritmi lentissimi.

Nel frattempo io non riesco a concentrarmi e a pensare ad altro che non sia il mio viaggio,

le cosa da fare ed organizzare che sono tantissime e già è arrivato il caldo, l'estate è alle porte ed io sento l'irrefrenabile bisogno di partire.


Non so ancora come, quando, dove e perchè...ma devo partire!

Comincio ad informarmi, studiare, guardare tutorial, chiedere aiuto ad amici...c'è un mondo dietro! La parte tecnologica e social mi terrorizza perchè non mi è mai piaciuta e me ne sono sempre tenuta bene alla larga, ma ora devo scendere a compromessi con me stessa e trovare il giusto equilibrio se voglio arrivare al mio obbiettivo.

Un nuovo instagram, una nuova pagina facebook, grafica, foto, video, montaggio degli stessi, l'itinerario, il furgone....è scoppiata una bomba nel mio cervello!

Le cose sono così tante, troppe e i giorni scorrono veloci, così decido una data e quel che sarà, sarà.


Ed eccomi qua! La parte della ricerca dei sapori della mia terra, dei piatti della tradizione e

della valorizzazione dei prodotti di nicchia, viene da sé, per me che sento forte il

richiamo delle mie radici, soprattutto in un momento come questo, dopo la

pandemia, dove la mia terra e le persone hanno più bisogno.



In che modo vorresti entrare in contatto con queste tradizioni?


Vorrei entrare in contatto con le tradizioni nel modo più spontaneo e naturale che

conosco. La particolarità del mio progetto è proprio questa! È la gente normale, non

per forza cuochi o professionisti, che mi invita a casa per mostrarmi, in un

ambiente casalingo e familiare, quelle che sono le ricette della tradizione. Con il valore

aggiunto dell’incontro e di ricordare aneddoti legati all’infanzia di quando tutto questo

veniva tramandato di generazione in generazione, nei racconti delle nonne e delle zie e

tutte le emozioni che ne scaturiscono. Questo perché reputo preziosi questi

momenti/ricordi e credo che siano un bagaglio prezioso che vorrei portarmi dietro per

sempre, anche quando il progetto sarà terminato. Come porto con me i flash del

passato in cui le mie nonne, mi insegnavano i trucchi del mestiere.

Solo al pensiero mi si riempiono occhi e cuore di gioia. Dove non sarà possibile entrare nelle case della gente seguirò il mio itinerario passando in tipi che osterie e trattorie tradizionali del luogo così da portare loro anche un pò di visibilità grazie ai miei social.



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