• Stefano Napoli

Meno sì ha, più sì è. Viaggiare per donare agli altri e a se stessi - Sara Martinel


Meno sì ha, più sì è. Viaggiare per donare agli altri e a se stessi - Sara Martinel

Oggi vi raccontiamo la storia di Sara Martinel, una giovane ragazza di 29 anni che vive a Rio de Janeiro da 2 anni. Prima di stabilirsi in Brasile ha lavorato in Italia come maestra in scuole dell'infanzia e scuole primarie. Il viaggio, però, è sempre stato presente nella sua vita, prima con la sua famiglia e poi in solitaria in giro per il mondo. Da quando ha iniziato a viaggiare in solitaria la sua vita è cambiata, trovando pian piano la sua missione di vita...



La tua vita è stata ed è tutt'ora ricca di avventure alla scoperta del mondo. Quando hai iniziato e quali sono stati i tuoi primi viaggi?

Ho iniziato a viaggiare come turista già da quando ero piccola con la mia famiglia. Soprattutto da quando abbiamo preso il camper, con i miei genitori e mio fratello abbiamo girato l’Europa in camper.


I miei primi viaggi li ricordo quindi insieme a loro, oppure ricordo le prime vacanze dopo la maggiore età con le amiche sempre in Europa.

Tra i viaggi con i miei ricordo anche l’Egitto e due crociere a Capo Nord e in Turchia, in una delle quali conobbi Thiago il mio attuale marito.



Ad un certo punto hai iniziato a viaggiare in solitaria, cosa ti ha spinto a fare ciò e dove sei andata?


Viaggio in solitaria di Sara Martinel

Soltanto quando ho iniziato a viaggiare da sola, ho sentito di aver iniziato davvero ad esplorare il mondo e me stessa.


Infatti penso che fare una vacanza con amici o famiglia, sia molto diverso da un viaggio in solitaria, specie se è lungo e all’insegna di molte sfide.

Dopo essere stata a Međugorje avevo trovato una forza incredibile, mi sentivo piena di

tanto amore. Volevo donarmi agli altri e dedicare tutta me stessa in cose belle, riempire il mio tempo di cose che gli dessero valore. E stato cosi che ho iniziato a fare volontariato!


Dalla prima esperienza in Friuli, come catechista e come volontaria di primo soccorso nelle ambulanze, sono arrivata fino in Brasile! Il mio primo viaggio in solitaria e ci sono arrivata per vie traverse.

C’era una cosa che mi attirava da un po’ di tempo, fare volontariato in Africa.

Così iniziai ad informarmi e conobbi un’associazione che offriva agli universitari l’opportunità di partire per progetti di qualche mese, per fare volontariato presso ONG.

Feci con loro l’intervista e una volta iscritta mi bocciarono subito l’Africa dicendomi che non sarebbe stato possibile partire per quelle mete, visti i disordini politici e i rischi sanitari.


Allora mi proposero il Brasile: senza indugio accolsi quell’idea.

Premetto che sono sempre stata ignorante in geografia, quindi non avevo idea nello specifico di quanto distante fosse e dove sarei effettivamente andata ma sentivo che avrei potuto andare ovunque perché non sarei stata mai sola. Avevo ricevuto quel dono della fede, mi sentivo cosi coraggiosa e forte. Allora sono partita per São Carlos nello Stato di São Paulo. In quell’occasione feci il passaporto, non avevo mai viaggiato cosi lontano e mai da sola. Sarei partita sola, con un livello di inglese che non raggiungeva nemmeno il B2 all’epoca, sarei stata ospite da una famiglia o persone brasiliane, lavorando ogni giorno presso una ONG. Il mio compito era quello di creare progetti e attività per bimbi di questa Onlus, collaborando con volontari provenienti come me dai più svariati angoli del Mondo. Ero l’unica italiana. La sensazione quando stavo per atterrare all’aeroporto di São Paulo? Non la scorderò mai nella mia vita. "America", sussurrai.

Viaggio in solitaria di Sara Martinel

Ero arrivata così lontano da sola, e non mi sentivo persa ne spaventata, ma del tutto curiosa. Rimasi sorpresa di come nessuno in un aeroporto cosi importante parlasse inglese.


Non ci si capiva ne in italiano ne in inglese, dovevo riuscire a capire come raggiungere dall’aeroporto la stazione principale dei pullman, attraversando una delle metropoli più grandi al Mondo.

Mi ero già studiata il percorso da fare ma senza indicazioni non sapevo dove andare: mi aspettava poi un viaggio ulteriore in bus per raggiungere la città di São Carlos a qualche ora dalla capitale. Insomma, in qualche modo ce l’ho fatta e invece di essere esausta dopo mille ore tra scali, voli e bus, accolsi anche la proposta delle altre volontarie: partii per Rio de Janeiro immediatamente arrivata, per una gita di qualche giorno.

Mi dissero: “le altre ragazze vanno a Rio stasera perché ci sono dei giorni di ponte, vuoi andare?” Mi sentivo come reduce da una centrifugata di lavatrice ma risposi di si, senza nemmeno conoscerle queste persone.

Insomma, dopo altre 12 ore di bus notturno, arrivai a Rio de Janeiro. Quando mi trovai su una delle più famose spiagge al Mondo, Copacabana, ricordo di aver guardato l’oceano e di aver pensato: WOW. In pochissime ore avevo attraversato il Mondo, quante cose si possono fare in poche ore.

Mi sentivo talmente libera. Ebbi un po’ di timore a girare le strade carioca, quante persone mi avevano messa in guardia ripetutamente, prima di partire per il Brasile. Tuttavia conobbi Sua Maestà il Cristo Redentore, e trovai delle vere amiche, le altre volontarie. Ancora oggi siamo legate, pur essendo loro tutte sud americane, inglesi, cinesi… .

Durante questa esperienza comunicavo solo in inglese con le mie coinquiline brasiliane, con i volontari. Ma le educatrici della ONG, i bimbi e chiunque in città non parlava altro che il portoghese. Iniziai a capire qualche parola (essendo una lingua romanza) ma usando l’inglese anche con alcuni madrelingua, tornata a casa in Italia, ottenni il livello B2 di inglese. Quindi la spinta di fare volontariato per gli altri, per i bimbi, mi ha invece portata ad aprire le porte della Vita, penso che donandoci possiamo invece ricevere più di quanto immaginiamo.

Volontariato in Brasile di Sara Martinel

L'esperienza di Volontariato a Calcutta è stata sicuramente una delle più impattanti ed emozionanti, come sei arrivati lì e perché hai scelto di fare quest'esperienza?

L’India è stata per me una vera e propria scuola di vita, un’insegnante diretta e severa che è andata dritta al punto senza indugio. Una volta tornata dal Brasile, mi si era accesa una tale fiammella dentro, che mi iscrissi subito all’opportunità Erasmus con l’università. Prima di partire per l’Erasmus però, conobbi per conoscenze comuni una confraternita di suore della città dove vivevo. Queste suore erano nate in Italia ma mi raccontarono di avere delle sedi anche in India, dove operavano con i bimbi di strada vivendo con loro in convento. Mi interessai subito e mi venne l’idea di chiedere loro se fosse stato possibile chiedere ospitalità in uno dei loro conventi, per poter convivere con suore e bimbe di strada dando il mio contributo. La Madre generale si mise cosi in contatto con Calcutta che accetto la mia proposta: avrei potuto insegnare l’inglese a quelle bimbe che altrimenti parlavano solo la lingua locale, il bengalese, e avrei potuto aiutare nella gestione della casa e delle faccende. Non esisteva quindi progetto ne agenzia, decisi di organizzare voli, visto e quant’altro per partire subito dopo l’Erasmus: ho concluso a giugno e sono partita da fine giugno a fine settembre. Anche questa volta, non scelsi l’India per