• Alessandro Napoli

Come viaggiare vegano? Una coppia vegana in viaggio da 10 anni


Come diventare vegano

Loro sono Ugo e Cristina, una coppia di viaggiatori italiani che ho avuto il piacere di conoscere a Puerto Escondido e con cui è nato un bel rapporto di amicizia.


Sono partiti dall’Italia nel 2012 con destinazione Australia con il Working Holiday Visa e da lì non si sono più fermati. Nuova Zelanda, Sud Est Asiatico, Europa, Est Europa, India, Guatemala, Messico e come prossima destinazione il Costa Rica.


Hanno viaggiato in lungo e in largo, viaggiando in van, in aereo, in scooter e a piedi facendo il Cammino di Santiago. Sono pieni di racconti di viaggio e di vita da raccontare ma questa intervista abbiamo deciso di incentrarla sul come sono diventati vegani viaggiando.




Sono passati 9 anni da quel giorno in Australia in cui avete deciso di diventare vegani, senza neanche prima essere vegetariani.

Perché avete deciso di diventare vegani e come avete vissuto questo cambiamento?



La scelta è stata rapida. E’ bastato poco per avere tutte le informazioni necessarie a capire che un cambiamento nell’alimentazione che avrebbe escluso derivati animali avrebbe aiutato il nostro fisico e la nostra mente sia nell’immediato che nel lungo termine. Naturalmente crediamo che compiere una scelta del genere debba necessariamente partire da un forte stato mentale, focalizzato al cambiamento.


Se inizialmente ci siamo concentrati sull’aspetto salutare, con il passare delle settimane e dei mesi, abbiamo compreso che questa scelta possedeva al proprio interno tanti altri risvolti positivi. Mangiare senza sfruttare gli animali è anche un modo per rifiutare i brutali metodi di allevamento moderni ed evitare di arricchire ulteriormente chi in parte sta accelerando la distruzione dell’intero ecosistema terrestre.


E qui entra in gioco la nostra smisurata passione per il viaggio.

Come poter ammirare una barriera corallina se non si fa nulla per impedire che la pesca a strascico la distrugga? Come pretendere di proteggere le culture e le minoranze se poi le stesse vengono sfrattate per far largo alle coltivazioni di soia o grano utile a sfamare miliardi di animali destinati a diventare carne da macello?

Nel nostro piccolo vogliamo agire per preservare la meraviglia della natura, i suoi ecosistemi e le sue bellezze. In sostanza la nostra è stata una scelta naturale, semplice e per niente estremista. In linea con il concetto di sostenibilità e armonia con la terra.



Perché diventare vegano


Viaggiare ti apre la mente e ti cambia il modo di pensare e di vivere.

In che modo il viaggio ha influito sul vostro cambio di stile di vita?



Il viaggio ha influito al cento per cento. Non ci sarebbe stato cambiamento senza il viaggio. L’Australia in particolare è stato il nostro spartiacque. Ha ampliato la nostra visione del mondo, facendoci capire che gli orizzonti da esplorare sono infiniti.

Quando comprendi che sei parte di qualcosa di più grande di te, che la natura che ti circonda non ti appartiene ma è parte di noi ti senti in dovere di proteggerla. Quando andavamo in giro lungo le strade australiane con il nostro van, capivamo che le persone, i bambini, le etnie avevano bisogno di tutti noi, perché ci pareva che il mondo stesse prendendo una piega insostenibile.


Da qui la scelta di mangiare solo prodotti vivi, rinunciando alla negatività della morte. Per noi e per la terra. In più ci accorgevamo che il mondo animale non soffriva solo per soddisfare il nostro palato ma anche per l’inutile divertimento umano. I parchi acquatici, lo zoo, gli spettacoli circensi sono soltanto tristi esposizioni di specie che necessitano di protezione e non esposizione per qualche misero selfie.

In Thailandia ad esempio abbiamo scoperto che un tempio religioso sfrutta l’immagine delle tigri per foto ricordo. Ma la realtà era che gli animali venivano sedati e incatenati. E tante volte abbiamo visto turisti cavalcare elefanti sfruttati e maltrattati per puro svago. Questo non significa che durante i propri viaggi non si possano avere contatti con gli animali ma crediamo che bisogna farlo nel loro rispetto, accettando i ritmi e le tempistiche della natura.




Avete viaggiato in più di 30 paesi, toccando tutti i 5 continenti.

In quali paesi avete avuto più difficoltà a trovare cibo vegano e in quali meno?



Le difficoltà minori le abbiamo avute in India. Un paese prevalentemente vegetariano ma per certi aspetti vicinissimo all’alimentazione vegana. Gli Indiani hanno una forte cultura culinaria, millenaria e radicata che ci ha accolto con i suoi sapori dal nord a sud. Così anche in Sri Lanka, un paese che amiamo particolarmente per i suoi piatti freschi e naturali. Anche nel sud est asiatico non abbiamo avuto grosse difficoltà e se proprio dovessimo indicare un paese di quella zona del mondo diremo la Thailandia.


Al contrario, paesi come l’Australia o la Nuova Zelanda, posti dove abbiamo trascorso tre anni in totale, ci hanno messo in grossa difficoltà. E per noi, nel tempo, è venuto naturale trovare sempre il modo di cucinarci da soli, in ostelli, in case private o sopra un van con un piccolo cucinino perché era il modo migliore per soddisfare le nostre richieste. Anche nell’ultimo viaggio messicano le difficoltà non sono mancate. Il Messico è un grande consumatore di carne e non concede molte alternative ma nonostante questo non ci siamo mai scoraggiati e ci siamo impegnati per trovare piatti vegetali.



Viaggiare vegano


Stiamo parlando di viaggio e di cibo, uniamo le due cose…

Quali sono i vostri piatti vegani preferiti nel mondo?



Nel nostro vagabondare abbiamo scoperto piatti incredibili e possiamo sicuramente farne una lista di preferiti. Per Cristina nell’ultimo recente viaggio il Messico gli ha fatto apprezzare l’Emolada, tacos ripieni di verdure e coperti di mole, una salsa al cioccolato speziata. Il famosissimo Pad Thai, in Thailandia, spaghetti di riso saltati con salsa di soia, arachidi e lime. Per Ugo la Gado-Gado, un’insalata dell’Indonesia, a base di Tempeh germogli di soia e burro di arachidi.


I Gyoza, a Tokyo, ravioli di verdure cotti al vapore, eccezionali se accompagnati dalla salsa teriyaki. Tutti e due siamo d’accordo sui Samosa e il Thali, i piatti tipici dell’India che potevamo trovare un po' ovunque. Poi ti potremmo fare una lista infinita che comprenderebbe il Rice and Curry dello Sri Lanka, le zuppe con latte di cocco in Laos, un dolce Thai a base di mango e riso, gli involtini fritti in Vietnam ma ci fermiamo qui.




Visti i vostri 9 anni di esperienza nel viaggiare vegano, mi sorge l’ultima domanda per chi ci sta leggendo:

I 5 consigli che dareste ad una persona che vuole viaggiare vegano?



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